ALFREDO CHE VOLA

Esiste una montagna, elevata 2.250 metri sopra la superficie del
mare che la circonda, fatta di ricca poverta' ed irrefrenabile
allegria, ove ovunque la musica suona ognora, per ogni dove
pendono frutti pronti a saziarti, e fa sempre caldo.
Essa e' chiamata Jamaica (o Giamaica). Gli antichi abitanti, gli
indiani Arawaks (Aruachi), la chiamavano Xaymaca. Gli attuali
la pronunciano "G'meica".
Alla estrema punta occidentale, quella che guarda verso lo
Yucatan, dopo che da un po' la bella scogliera ha preso il posto
delle vantate "sette miglia di sabbia" di Negril, v'e' il mitico
Rick's Cafe'. Vi si possono ordinare noti cocktails, fatti colle
piu' strane frutta e col rinomato rum. Provate il "Purple Rain"
od il "Dirty Banana", se vi capita. E fate in modo che vi capiti.

Sugli alti scogli a picco v'e' una terrazzetta sulla destra,
proprio vicino al grande bancone in muratura del bar.
L'appuntamento e' pel tramonto. Ci si va per tempo. Si aspetta
che i catamarani dei turisti tornino verso est. Si preparano le
macchine fotografiche e le videocamere. L'emozione dura pochi
minuti. Dopo qualche riluttanza e dura agonia, il sole azzecca
proprio al centro della piccola baia e scompare d'improvviso. La
gente applaude, commenta, stupisce. S'accorge ch'e' notte.
Piu' a sinistra, una giovane mora europea, apparentemente sola e
molto bella, sta scegliendo una polo al negozietto del Rick's,
tra cappelli, sigari e posters. Sembra gradirne una rossa. Tre
giovani la puntano e fanno casino, hanno i calzoni corti le
ciabatte e la canottiera. Sembrano italiani.
Poco piu' in la', nel ristorante sul mare, aperto alla brezza
serale, una vecchia da un quintale, dal piglio trionfale,
s'aggiusta l'occhiale e il cappello fatale con veletta nuziale.
Ha gia' preso posto ai tavoli, forse voleva il migliore.
In fondo, c'e' lo scoglio dei tuffi. Una piccola vertiginosa
piattaforma naturale, che sara' a quindici, forse venti metri
dall'acqua. Di li' Flying Fred si esibisce da maestro. Attende il
momento opportuno, prima lascia che qualche avventizio raggiunga
con difficolta' il luogo dello slancio, e sa che molti poi
rinunciano. Quindi fa finta di non vedere i tentativi piu'
goffiþ: gente che si lancia in piedi e quelli che sbracciano in
volo. Nel frattempo si raduna il pubblico. E quando l'atmosfera
e' al culmine, solo dopo che qualche statunitense ha elevato il
livello, producendosi in degne esibizioni, inizia a prepararsi.
Il suo avvicinamento al trampolino di roccia, la sua pelle nera
tirata sugli slanciati muscoli, da soli distolgono gli sguardi da
quelli che si stan tuffando e dagli altri in fila. Le famigliole
statunitensi abbracciano i figli, ed i fighetti europei, col loro
inservibile telefonino, gli occhiali scuri e le catenine d'oro,
tremano al pensiero d'esser chiamati al tuffo dalle rispettive
donne. Quando viene il turno di Flying Fred scende il silenzio.
Lento si posiziona, si concentra, scruta il fondo. Tutti
capiscono che il grande attimo sta' per scoccare. Flying Fred
addirittura prende slancio verso l'alto, si flette in aria, volta
rigido verso l'acqua, ove entra senza schizzo quasi. Rimane a
lungo sott'acqua e tardi riemerge a godersi applausi ed urla
Bene, quella sera non riemerse. I primi a vincere l'incredulita',
chi tuffandosi, chi scendendo dalla scaletta, lo cercarono molto
ed invano. Frequentatori abituali e sprovveduti avventori dalle
corte calzette si guardavano negli occhi, convinti oramai di
dover avvertire la polizia. La giovane moretta europea si
preoccupava moltissimo, avrebbe voluto fare qualche cosa, ma era
li' da sola, e non sapeva proprio a chi rivolgersi. La canadese
con la veletta era invece un po' infastidita. Forse tanto
trambusto avrebbe ritardato la cena.
Flying Fred offri' un vero colpo di scena, presentandosi, oramai
quasi asciutto, con un bel salto mortale sul terrazzo dalla parte
opposto. Fu un trionfo. La vecchia canadese lo guardo' ammirata
ed anche un po' sollevata. Si poteva mangiare. Poi la vita
mondana del Rick's riprese. S'ando' alla terrazza del tramonto, e
poi ai cocktails ed alla cena. Quel caldo buio ovattava il brusio
dei tanti serenamente radunati in quel tempio multirazziale, ove
e' facile conoscersi. Non c'e' nulla da fare, si puo' solo
ascoltare il mare, farsi prendere dal reggae, fissare la luna,
passeggiare sugli scogli, sedersi sul muretto e sognare. Non
c'era un attimo da perdere, ma avevano ancora tanto tempo prima
di niente.
Flying Fred era seduto ad uno dei tavoli migliori. Raccontava
alla sua compagna, quella canadese piu' ricca che vecchia, di
mirabolanti, improbabili avventure. D'un mestiere, un'arte. La
vegliarda ebbe i suoi attimi di gloria, si senti' ammirata ed
invidiata persino dalla ragazzette. Perche' Fred, si, Fred, era
con lei. Gli passo' un bel malloppo. Soldi sudati. La fece bere,
e ridere, e bere, e parlare. E ringiovanire. E sentir viva.
Reggae nella testa. Mare nei polmoni. Volavano tra i tavoli
veloci camerieri, guanti bianchi nella notte. Cocktails e birra e
rum, e le parole cedevano il tempo ai respiri ed ai pensieri, in
quel posto estraneo al mondo. I turisti dalle camicie a fiori
furono i primi ad andarsene. I giovanotti fastidiosi dai pochi
soldi, s'avviarono sulla buia strada e trovarono una sperduta
pizzeria nella dolce campagna.
A tarda notte, era ormai iniziata sulla spiaggia la festa coi
fuochi e i canti, il Rick's si spopolava, i taxi s'avvicendavano
sul piazzaletto.
Fliyng Fred se ne usci' con la bellissima milanese, alta, snella,
mora, sorridente e con una polo rossa. Il piu' bel tuffo carpiato
di Flying Fred.

Guarda che, alla fine, tutto il mondo e' uguale. In Jamaica ci
sono il bene e il male, ma questo e' lo stesso dappertutto.
La lotta, le difficolta', sono parte dell'uomo, che e' fatto
male, e' prepotente. ... Forse una cosa noi giamaicani possiamo
esportarla. Ecco, seguiamo i tempi della natura, non la forziamo,
e siamo pazienti, ci sentiamo parte e non dominatori del mondo
in cui viviamo.
Da una intervista concessa da Yellowman, cantante nero albino,
padre del Dj style, in occasione di un concerto a Roma, nel 1993.

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