DUDI

Quanto e' tristo il passo ci chi, cresciuto tra voi, se ne allontana !
Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, tratto
dalla speranza di fare altrove fortuna, si disabbelliscono, in quel momento, i sogni della ricchezza; egli si maraviglia d'essersi potuto risolvere, e tornerebbe allora indietro, se non pensasse che, un giorno, tornerà dovizioso. (Alessandro Manzoni).

Ero stanco dell'Italia. Troppo complicata, colle sue leggi e i
suoi divieti, le tasse, le donne truccate, i limiti di velocità e i
divieti di sosta, le scadenze, le giacche e le cravatte. No basta.
Scelsi Panama. L'agenzia aveva una bella offerta : il viaggio ed una
settimana di albergo a poco prezzo. E poi Panama mi ricordava Ivano
Fossati. La presi. Passai gli ultimi giorni girovagando in città,
senza lavorare più e senza orari. E già andava meglio. Ma comunque
avevo voglia di andarmene. Sapevo benissimo che sarei stato via poco
più di una settimana, e che al ritorno avrei trovato la Cassa piena
di cambiali da scontare sul castelletto, pronto a giocarmi tutte le
ore di sole e ad uscire da quella maledetta doppia porta elettronica solo verso le sei. E così, per me, quel pacchetto di due settimane,
comprato in dieci minuti, rappresentava tutto l'avvenire. Cercai
qualcuno per non andar solo perché non mi sentivo in grado di fare
qualche cosa tutta da me. Non c'ero abituato. Non trovai nessuno, ma
ero sulle nuvole. La mia stessa città, i suoi mucchi di immondizia
sui marciapiedi spaccati, l'ascensore rotto e l'erbaccia alta fra i
palazzi popolari, quasi non mi davano più quel senso di trascurato
abbandono che rendeva così precaria la mia esistenza da single di
periferia. Rimasi, dunque, praticamente in trance, per tutto il tempo
del viaggio, ed oltre.

(Ogni giorno, ogni ora, quasi ogni minuto si
persuadeva che non gli restava altro rimedio, e che una forza
superiore lo incalzava verso un grande avvenimento. Emilio De Marchi).

"Dove deve andare, signore ?", mi disse il tassista che mi aveva
ghermito appena fuori dal controllo passaporti. Probabilmente salii
sul monovolume senza neanche dirglielo, e riuscii a spiegargli la
destinazione solo dopo che si era avviato e senza neppure contrattare
il prezzo. Cinque ore e un quarto di viaggio. Arrivai di notte, e
pagai probabilmente una follia rispetto a quanto avrei potuto. Mi
servirono un paio di quarti d'ora per trovare l'albergo. Avrei fatto
sicuramente prima se non fossi subito stato catturato da un locale,
che intendeva mostrarmi la via più breve, senza conoscerla nemmeno
lui. Me ne liberai con sei o sette balboa, e forse esagerai. Subito mi
prese una altro, con fare gentile ed accattivante quanto il primo. Mi
portò effettivamente ad un albergo, ma non era il mio, solo aveva un
nome simile. "Gracias, gracias, sei stato mucho amigo" farfugliai
in italo spagnolo, allungando altri soldi e fingendo di entrare. Si
allontanò subito, contento dei soldi ma pure di avermi accompagnato.
Uscii ancora e trovai un altro uomo disposto ad aiutarmi. Mi fece
prendere un taxi, contrattando per me il prezzo, e mi porto davvero al
posto che cercavo. "Finalmente - gli dissi - grazie per avermi
accompagnato, prendi questi". "No, segnor, no. E' stato un piacere".
Quasi mi insospettiva, visto il comportamento degli altri. Ma mi
affascinava. Volli conoscerlo meglio. "Qual'e' il tuo nome ? Che
lavoro fai ? Dove vivi ?" Mi squadrò un poco per l'esagerata raffica
di domande, e rispose solamente "Mi chiamano Dudi, mi potrai trovare
in paese. Buon soggiorno in Panama". E sparì. Ero stanco, del
viaggio, del fuso orario. Programmai una doccia veloce ed un tuffo sul
letto. Ma non riuscivo a dormire. Panama già mi aveva preso, quanto
avevo previsto ed anche di più. E Dudi più degli altri. Aveva
un'aria allegra, ma nascondeva una profonda tristezza. Dimostrava
circa trenta anni, e la sua camicia bianca slacciata agitata dalla
andatura ondeggiante lo rendeva quasi un fantasma nella notte. E come
tale s'era dileguato. Mi svegliai a mattino inoltrato, e mi ci volle
qualche minuto per trovare l'interruttore della luce, che non era al
solito posto. Ed un po' di tempo ancora per capire che la luce non
serviva, che era già giorno. Ero affamato. Mi imposi qualche attimo
per svegliarmi bene, e poi uscii in cerca di cibo. Mi sentivo più
solo che mai, più che nella grande città. Non avevo più i miei
punti di riferimento, non potevo contare sugli amici ne' sapevo a chi
avrei potuto rivolgermi in caso di bisogno, e questo mi faceva sentire
perso anche se al momento non avevo bisogno di nulla fuorché di cibo,
che supponevo facilmente reperibile. Non avevo la minima idea di cosa
avrei dovuto fare nella giornata, e avevo quasi voglia di tornare
subito nella maledetta Italia che avevo ripudiato. Però, sotto sotto,
mi sentivo bene. Mi sentivo vero, reale. Non più finto e pronto a
fingere e a lasciarmi modificare all'infinito. Ero sulla terrazza, e
vidi uno scenario stupendo, caldo di toni invitanti. La baia si apriva
con dolci rotondità e lasciava un geloso accesso stretto da rocce sul
mare aperto. Striata dai riflessi del sole oramai alto, era circondata
da alberi fitti e vivi, che parevano proteggere la lingua di ripida
spiaggia candida. Verso destra alcuni scogli permettevano ai ragazzini
alti tuffi, ed altri vicino alla riva giocavano immersi coi loro
poveri calzoni e le magliette. La strada che portava alla spiaggia e
correva sotto l'albergo, malamente asfaltata, brulicava di uomini coi
loro carretti e di ceste sopra le teste delle donne, agili e snelle. E
la gente era bella nella sua povertà. Fiera e dignitosa, senza
affanno ne' fretta, senza la cognizione del tempo, il cui trascorrere
non rappresenta una misura. Rimasi ore a guardare quel paesaggio
immobile e sempre diverso, dimentico della fame, perso, io pure, in
nuove dimensioni temporali, quelle che consumano un amore in pochi
minuti e che contemplano il nulla per giorni.
(Qui delle divertite passioni per miracolo tace la guerra, qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza. Eugenio Montale)
Non so a che ora mi smossi, e comunque avevo imparato che non era
importante. Comprai delle banane da una vecchia accovacciata sul
marciapiede in mezzo alle sue frutta, alle sue rughe, alla sua sfida
alle asprezze della vita. Per mezzo balboa mi diede un sorriso e
quattro profumatissime banane, con dentro tutta la gioia di potermi
offrire un po' della sua terra, della sua storia, forse.
Poi mi sentii urlare nelle orecchie : "Seeeegnor, date qualcosa".
Mi voltai un po' scosso ...............

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