Trentanni nel Trecento

2014

Romanzo storico ambientato nel quattordicesimo secolo: attraverso le vicende dei personaggi del romanzo racconto la storia del 1300.

Principali personaggi e luoghi: Filippo IV il bello, Papa ClementeIV, Simon Boccanegra, Cola di Rienzo, Gil Alvarez Albornoz, Francesco Petrarca, Carlo IV di Boemia, San Giovanni d'Acri, Avignone,Aversa, Crecy, Bruges, Messina, Venezia, Genova, Roma, Marino, Spoleto, Zara, Trebisonda, Caffa.

 

Alcuni fatti storici descritti: Fine dei Templari, stile gotico, ritorno di Marco Polo, perdita dei territori in terrasanta, Re maledetti, schiaffo di Anagni, guerra dei cento anni, mude veneziane, serrata del Gran Consiglio, congiura di Marin Faliero, peste nera in Europa, compagnie di ventura, flagellanti, terremoto del 1348, secondo giubileo e pellegrinaggi, bolla d'oro, cattività avignonese, reconquista albornoziana, sistema delle Abbazie. 
Trama: Il protagonista (Jacques detto Jacquì) perde la famiglia nella battaglia di Crecy. Imbarcato su navi veneziane raggiunge la Serenissima. Adottato da un ricco borghese impara a leggere e far di conto. Dopo un buon periodo a Venezia si trasferisce con lui a Genova. Il suo patrigno torna a Venezia e lì muore. A Genova viene uccisa la sua compagna. Jacquì scappa a Roma. Senza speranza alcuna si fa monaco e viene inviato a Ferentillo. Essendo erudito viene assunto per lavorare alla costruzione della Rocca di Spoleto. Viene inviato a Viterbo per incontrare il Papa muore in viaggio.
Tema: La povertà e la miseria, il sistema ed i gruppi di potere, la durezza e le ingiustizie del basso medioevo. Per poi accorgerci che sono ancora qui, oggi.
Tecnica: Linguaggio asciutto, estrema sintesi, dialoghi brevi. Intreccio di vicende che partono da luoghi diversi per riunificarsi in fine, ma con un unico protagonista. Narrazione in terza persona, tranne che nel capitolo conclusivo. Particolarità: Una trentina di citazioni sono nascoste nel testo, in appendice ne sono elencati gli autori e le opere da cui son tratte. In appendice anche la bibliografia e l'elenco dei personaggi di fantasia, affinché siano distinguibili da quelli storici.

 

Incipit

Nacque d’inverno, di notte. Poco prima d’un vitello, e più che di lui s’occuparon di quello. 
Nacque per caso, per noia. Come un gallo od un coniglio, non certo per amore: fu per sbaglio.
Nacque. Ma, se avesse saputo, non lo avrebbe fatto.
Soffiava forte quella notte.A Crècy en Ponthieu arrivava un vento freddissimo dal mare, che poi non era un mare, era un canale violato. Attraversato dagli odiati inglesi, potenti nelle vicine Fiandre e proprietari di molti e grandi feudi in terraferma franca.
Nevicava, quella notte. Ed era talmente freddo che dovettero spostare la partoriente Carole al piano terra, nella stalla, scaldata dagli animali. Tanto alla puzza erano abituati. E le bestie alla loro.
Tutti gli uomini vennero allontanati al momento topico, che solo le donne potevano assistere. Rimase una paffuta vicina, aspirante, non ricambiata, al primogenito Adrien. Per questo scopo si combinava lì, per mostrarsi a lui con la scusante di vegliar la sua mamma. Vestita come meglio poteva ma imbrattata di fango fino alle ginocchia: la traversata nella melmosa neve tra le due case era stata difficile. Rimasero anche le due sorelle di Adrien ed una cognata che viveva con loro. Con la poca legna che ancora avevano bollirono l’acqua per disinfettare le forbici e i coltelli e per preparare un infuso di issopo, radice di iris, origano ed erba gatta, compresso in un panno di lana e premuto sul pube. Bisbigliarono i “Pater Noster” a ripetizione nelle orecchie della partoriente, per altro ormai ben esperta di ripetuti travagli.
Uscendo alla luce l’ennesimo bimbo pianse. Forse perché doveva, forse perché aveva già compreso la situazione: fu abbandonato sulla paglia che si doveva badare al vitello nascente. Bisognava salvare buona parte del patrimonio di famiglia, incarnato dalla unica mucca, e possibilmente incrementarlo, portando il parto a termine. A quello s’applicarono il padre e buona parte dei suoi dodici fratelli, di cui dieci certi e due un po’ meno.

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