Qui il filmato della presentazione del libro (12/12/25)
Uscito nel 2025
Il libro narra, in tre parti separate e sintetiche, una serie di storie e leggende su Spoleto, la vita degli illustri spoletini, le visite di importanti ospiti, per un totale di 165 capitoletti.
E’ interessante anche per non spoletini.
Tra l’altro parlo di:
San Brizio ed i Patroni San Pietro Martire e San Ponziano,San Gregorio e San Savino; Sant’Antonio da Padova; la SS Icona ed il chiodo della Santa Croce in San Domenico; San Francesco a Monteluco ed il mistero dello stemma francescano a San Domenico; il processo al cadavere del Papa; il Vescovo Accoramboni e la leggenda della Stella; Fiordespina Lauri; il bandito Petrino Leoncilli; la processione dei bianchi; la sconfitta di Fortebraccio da Montone.
I grandissimi Pietro Fontana, Filippo Marignoli, Domenico Arcangeli, Giuseppe Sordini; gli imprenditori, tra i quali Benedetto Gelosi, che ospitò Galileo Galilei, Giulio Cesari, Muzio Clementi; i religiosi Giovanni Croci (Beato Leopoldo), Annibale Sermattei della Genga (Papa leone XII), Giovanni Merlini (proclamato beato mesi fa), Francesco Possenti (San Gabriele della addolorata); condottieri come Tommaso Martani, Severo Minervio, Saccoccio Cecili; artisti come Frà Filippo Lippi e Giovanni di Pietro (lo Spagna), Loreto Vittori, Giovanni Fantini. Letterati come Quilichino da Spoleto; Giovanni di Ser Buccio dall’Acera; Pierleone Leoni; Gregorio Gregorio di Andrea d’Angelo, detto Elladio. Ed ancora “lo svizzero”, Walter Fohl; Giuseppe Ermini; Luigi Antonini; Adriano Belli. Le grandi famiglie: gli Ancajani, i Campello, i Collicola, Mauri, Leti, Parenzi, Pianciani.
Ospiti come Papa Leone II; Sigismondo di Lussemburgo; Cristina di Svezia;
Buffalo Bill; Pietro Mascagni; Alexander Blok; Hermann Hesse; Luigi Pirandello; Fausto Coppi e tre Presidenti della Repubblica: Pertini, Scalfaro e Napolitano.
Il libro è edito in doppia versione, quella della collana UniTre Spoleto è fuori commercio.
La lunga e bella leggenda del Chiodo della Santa Croce
La leggenda che lo porta a Spoleto è lunga e bella. Nel 326 Sant’Elena (Elena, madre dell’Imperatore Costantino) si recò in pellegrinaggio in Terra Santa, salì sul Monte Calvario, pregò e trovò la Croce di Cristo ed i tre chiodi.
Purtroppo, tornando in Italia, si scatenò una fortissima tempesta: Elena offrì in sacrificio uno dei tre chiodi, lo gettò in mare e le sue preghiere furono esaudite: la tempesta si placò ed Elena fu salva.
Giunta a Roma donò i due chiodi al figlio Costantino che ne fece incastonare uno nel morso del suo cavallo e l’altro nel suo elmo, confidando nella protezione che ne avrebbe avuto. Costantino portò poi questi due chiodi a Costantinopoli per inserirli nella corona imperiale.
Oltre mille anni più tardi entrò in scena uno spoletino: il Beato Gregorio da Spoleto (da non confondere con San Gregorio), originario di San Brizio, morto il 12 marzo del 1472, che viveva in un eremo sul Monteluco, all’altezza de “Le Grazie”, successivamente intitolato a Sant’Antonio da Paola.
Gregorio andò in terrasanta e, nel suo viaggio di ritorno, nel 1464, si addormentò in spiaggia, presso Venezia. In sogno ebbe l’ordine di scavare sotto la sua testa ove avrebbe trovato il Sacro Chiodo della Croce di Gesù. Lo fece e lo trovò. Certo della sua origine, dato il miracoloso sogno, lo portò nel suo eremo a Monteluco, ma senza farne parola. Fin che, in punto di morte, ne parlò al suo confessore. Quando l’eremo fu sgomberato le sue povere masserizie furono spostate a San Salvatore.
Lì il fabbro Battista di Senzia tentò di utilizzare il chiodo, di forgiarlo sul fuoco, ma vanamente: non si fondeva né piegava! Al chè lo lanciò in terra malamente maledicendolo. Immediatamente il suo braccio destro si paralizzò !
Venne allora chiamato sul luogo il Vescovo, cui fu narrata la leggendaria provenienza. L’alto prelato toccò il braccio e lo risanò. Riconosciuto il miracolo il Vescovo prese il chiodo e lo affidò alla custodia dei domenicani.
Si narra anche che, nel 1591 Papa Gregorio XIV (Niccolò Sfondrati, Somma Lombardo, 1535 – Roma, 1591), che era ospite del convento di San Domenico, essendo sofferente di vari mali, si fermò a pregare davanti al chiodo e fu guarito. In effetti morì poco dopo di calcolosi, ma il miracolo di Spoleto gli diede momentaneo sollievo.
Visite di Beniamino Gigli – settembre 1932 e 13 agosto 1939 e novembre 1942
Che il grandissimo tenore recanatese Beniamino Gigli, noto in tutto il mondo, potesse cantare a Spoleto era una idea impossibile, Ma l’avvocato romano, di madre spoletina, Adriano Belli, esperto di musica, rese possibile questo ed altri miracoli ! Così Gigli si esibì per ben due volte.
Nel 1932 si scelse Piazza Duomo, ove vennero allestiti ben 4.000 posti, ed ove fu accompagnato sul palco dalle soprano Margherita Carosio e Marina Selivanova e dal baritono Armando Dadò.
Gigli pernottò all’Hotel Tordelli, in corso Mazzini. La data originariamente fissata era il 17 luglio 1932, ma fu spostata a causa di un’indisposizione del divo.
Gigli tornò più volte a Spoleto per diporto e per salutare gli amici, tra i quali, oltre al Belli, il noto “Bevagna” (Eugenio Testa). Il 13 agosto 1932 si esibì di nuovo, nella “Lucia di Lammermoor”, questa volta al Teatro Nuovo, soggiornando a palazzo Marignoli, ospite della Marchesa Eloisa Marignoli. Di questa seconda occasione rimane anche una lapide nel foyer.
Alla fine del 1942 Gigli recitò nel film “i pagliacci”, di Giuseppe Fatigati, con Alida Valli. Il film è stato girato a Berlino, ma alcune scene anche a Spoleto.
Gigli continuò poi a visitare Spoleto periodicamente, ed il legame fu così forte che nel 1957 si fece a Spoleto, dopo quello fatto a Roma ove era morto, il suo funerale.