Celata

(a me stesso)

CHI SIAMO ?
Siamo Greci e Latini. Null’altro.
Culture soverchianti. Così raffinate da resistere a qualunque altra.

ELEGANTE PERFEZIONE
Il massimo ma non troppo. Tutto ma non di più.

DOVERE
Fare il proprio dovere non consiste soltanto nell’eseguire, bene e subito, quello che ci è chiesto.
Occorre anche dare poi un contributo in più, permettere a tutti un piccolo passo avanti, metterci del proprio.

IL TEMPO NON ESISTE
Non esistono il passato ed il futuro, ovviamente.
Esiste il presente ma…per quanto ?
Se lo consideriamo di brevi attimi non esiste nemmeno esso.
Cosa esiste allora ? Il futuro prossimo come prolungamento atteso del presente.
La possibile probabilità che per un certo tempo la azione si ripeta.
In una situazione frenetica ed incerta invece, come in una azione bellica, o inconsapevole, come sotto effetto di alcol e droghe, il tempo non esiste. La vita non esiste.

LA VITA NON HA SENSO
Però puoi darglielo. Avrà un senso se progredisci. Se studi, impari, migliori, costruisci, vai avanti. Avrà una senso se dai agli altri. Se aiuti il prossimo, gli insegni qualcosa, gli doni o lo gratifichi.
Per cosa vale la pena vivere ?
Per migliorarsi. Il che implica e comprende lo studio, la ricerca, l’ apprendimento, la meditazione, l’ allenamento.
Oppure per dare agli altri. Quindi insegnamento, aiuto, volontariato, beneficenza, procreazione.
Nella seconda attività è facile e frequente rimanere delusi, dagli lngrati. Quindi occorre, come condizione, non attendersi mai un ritorno, di nessun tipo. Si dia per dare, per se stessi, per vivere meglio, non per poi avere.

COSA CHE DI FA ANDARE AVANTI E DIRE CHE NON E’ FINITA (cit. Baglioni)
È fondamentale percepire la possibilità di migliorare le.proprie condizioni.
Chi ha poco, ma intravede la possibilità di stare meglio, si sente energico e felice.
Chi ha tutto e non può più progredire si sente inutile, annoiato, stanco ed imbocca l’inesorabile declino.

DI COSA ABBIAMO BISOGNO ?
Non di Maestri, ma di allievi perpetui Non di chi sa tutto, ma di chi migliora sè stesso giorno per giorno.

IL LAVORO NON RENDE LIBERI MA REDIME
Deve essere permesso il lavoro forzato come punizione e come forma di reinserimento.
Nel rispetto pieno del Contratto Nazionale.
Fatta eccezione per l’obbligo di lavorare e per la retribuzione, pagata al netto delle spese di mantenimento.

A CHI NON SI COMPORTA BENE
Gli appelli alla cultura, al rispetto, alla logica non funzionano. O meglio, funzionano per gran parte di noi, ma non avranno mai effetto su quella fetta che non li avverte già.
Per arginare i comportamenti nocivi occorrono gli obblighi e le sanzioni. Ma meglio riescono gli oneri.
Il timore di ricevere una punizione è blando: la testa del male educato pensa di poterla eludere, di fare appello, di raccomandarsi, di nascondersi, salvarsi.
La paura, invece, di perdere qualcosa che si ha, qualcosa di conquistato, è forte. Anche per questo è necessario che ciascuno abbia qualcosa. Sia per la soddisfazione della conquista, sia per il suddetto rischio di non più averla. Può consistere in proprietà, soldi, beni, ed anche in posizione sociale, fama, immagine,rispetto. In questo senso è deleterio che lo Stato Padrone Decisore abbia in mano le sorti di ciascuno, elargisca posti di lavoro e contributi, sgravi fiscali e case popolari, permessi di accesso, redditi di cittadinanza, bonus di ogni genere, casse integrazioni, prestiti agevolati, titoli di studio per usucuapione. Così crea quella dipendenza clientelare che è grandemente discrimiantoria. Lo Stato deve lasciare che ciascuno conquisti, con dignità ed impegno, quello di cui ha bisogno e quello che desidera avere.
Non deve regalare (a questo si, all’altro no). Deve dare la possibilità. Deve creare le condizioni. Ovviamente partendo dalla eliminazione della corruzione e dello sperpero, passando per la eliminazione delle diseguaglianze di partenza e dei privilegi, arrivando alla libera scelta: mi impegno, fatico, rischio, magari arrivo. Se non voglio rischiare e faticare, in alternativa, mi accontento.
Poi a chi non può, ai malati cronici, agli handicappati, ai vecchi troppo deboli, agli invalidi, deve dare tutto.

LA VITA E’ COMPLESSA
Un minimo evento è sufficiente per condizionare il futuro. Di solito in peggio. Bisogna quindi fare grande attenzione a non commettere errori, che, combinati con la suddetta alea, potrebbero essere fatali.

LA PERFEZIONE NON ESISTE
La ricerca della perfezione è essa stessa perfezione.

DIGNITA’ E RISPETTO
Dignitoso è colui che dà il massimo in quello che fa, il meglio di sè, esprimendo tutte le sue capacità e le sue forze, quali che siano.
Rispettoso è colui che che si auto limita nel momento in cui si accorge che farebbe del male ad altri.
La dignità ed il rispetto sono due pesi della stessa bilancia, e solo trovando l’equilibrio si può vivere bene e con onore.

CAMBIARE IL DIRITTO PENALE
Puniamo i reati a seconda delle conseguenze, non del fatto. Così, per esempio, chi mette una bomba che poi si inceppa sconta molti meno anni dell’altro cui è scoppiata. Il primo ha procurato pericolo, l’altro ha ucciso. Ma hanno fatto esattamente la stessa cosa.
L’accoltellatore con scarsa mira sconta lesioni aggravate, l’altro, più preciso o più sfortunato, omicidio intenzionale. Eppure hanno fatto le stesse azioni preparatorie e e lo stesso gesto.
Dovremmo punire secondo le azioni, non secondo l’esito.

PERCHE’ URLANO E SPACCANO ?
Ci rammarichiamo che gli adolescenti, oggi, urlino nella notte, devastino da vandali, scrivano sui muri.
In realtà loro vorrebbero affermarsi tramite lo studio, il lavoro, l’impegno, l’inventiva. Vorrebbero loro quello che noi pretenderemmo. Ma abbiamo tolto loro la speranza.
Abbiamo costruito un sistema di appiattito egalitarismo, raccomandazioni, piccole mafie, scambi e trucchi, che cancella la prospettiva di esprimersi, di mostrare capacità e peculiarità.
Quindi cosa rimane per dire “io esisto e sono quà” ? Spaccare tutto, sporcare, urlare, picchiare.
Se va bene. Altrimenti rinunciano e vanno a bere e calarsi.

E’ UNO MOLTO ESPERTO !
L’esperienza, in un mondo che cambia rapidamente, è traditrice.
L’intelligenza, ci vuole, l’impegno.
Nonché, siccome cambia, la capacità di decidere rapidamente.

IL MONDO E’ IMPERFETTO
Quello che dovrebbe essere non è. È una cosa da accettare, di cui prendere atto.
Di certo non bisogna tentare di risolvere aumentando il divario, reazione comprensibile ma sbagliata.
Al contrario occorre essere più rigorosi per tentare di far collimare le rime.

COSA E’ LA CIVILTA’
La civiltà è fatta di cultura e organizzazione.
L’organizzazione è fatta di strutture, tecnologie, procedure, regole.
Però oltre un certo limite il crescere della organizzazione distrugge la civiltà.
L’ipertrofia organizzativa provoca costi e lentezze che sono deleteri.
Essa è dovuta ad eccesso di zelo, convenienza di alcuni, mode, mancanza del senso della misura, mancanza di cultura.
Non bisogna andare oltre il necessario.

AMMALATEVI
Perché questa è la malattia che dobbiamo avere: fare ogni cosa al proprio meglio.
Fosse pure la gara delle biglie in spiaggia, impegnarsi al massimo.

IL POSTO FISSO GARANTITO A VITA
Non esiste in natura. E’ pure invenzione giuridica, e come tale non funziona.
Utile solo a creare una ingiustificabile ed insopportabile disparità tra i dipendenti pubblici e delle grandi aziende verso i coltivatori, gli artigiani, i commercianti, i liberi professionisti. Perchè i primi debbono essere pagati a vita , a prescindere da capacità e di rendimento, ed i secondi debbono rischiare di non guadagnare o addirittura perdere ? Non si sa.
Perchè se licenziano 1.000 dipendenti intervengono tutti a salvaguardia del posto di lavoro, e poi arriva la CIG e la mobilità a pagarli nullafacenti mentre se chiudono 10.000 artigiani a commercianti non accade nulla. Non si sa.

LAVORARE ? DIPENDE PER COSA.
Qualunque persona è disposta ad impegnarsi e ad affrontare rischi e sacrifici se intravede la possibilità di migliorare le sue condizioni di vita o quelle dei suoi cari.
Nessuno lavora volentieri solo per mantenere ciò o che ha o, peggio, per perdere il meno possibile.
Ed oggi la burocrazia stupida, le impunite tangenti, gli allegri sprechi, le ruberie abituali, condannano tutti gli italiani ad impegnarsi solo per non arretrare. Beh, tutti tranne l’elitè della consorteria.
A correre su di un tapis roulant non si va da nessuna parte!

INDETTA LA GIORNATA MONDIALE CONTRO LE GIORNATE MONDIALI
Non ci si può ribellare aderendo acriticamente a tempo comandato.
Non si pensi di cambiare il mondo col pensiero unico controllato.
Non si può riflettere su  (o, meglio, ripetere a cantilena un)  argomento nel giorno in cui le Autorità Mondiali decidono che dobbiamo farlo, e nel contempo loro non usano il loro potere per risolvere, a volte facilmente e definitivamente, il problema che a noi pongono.
Per altro già con la soluzione. La loro soluzione.

VOGLIONO ESISTERE
Abbiamo tolto le speranze di affermarsi attraverso le proprie capacità e l’impegno.
Abbiamo demandato i ruoli all gestione delle mafie, della massoneria, delle reti interpersonali, della politica che ora non è più rivolta ai “cives” ed alla “polis” ma solo al “do ut des”.
Alle persone nasce inconsapevolmente il bisogno di far sapere che esistono e lo fanno in altri modi:
Urlano la notte, sono violenti, devastano.

HO DECISO
Ho deciso di non rinunciare a nulla di ciò che posso ed è lecito.
Perché già rinuncio a ciò che non mi è lecito e vorrei.

NON CONDANNO CHI NON E’ CAPACE
Però chi non tenta di migliorarsi.

INCLUSIVO
Non riempitevi la bocca con questo aggettivo, tanto di modo. Esso presuppone la passività di chi viene incluso. Nessuno sforzo, nessuna volontà, nessuna richiesta da parte sua.
Proponetevi di essere “non esclusivi”. Lasciate le porte aperte, non fate caso alle differenze, apprezzate i pregi. Chi vuole essere incluso deve poterlo fare. Ma fare lui.